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4 volt: “zona della morte” o leggenda?

Qualche giorno fa ho guardato “Everest”,
un film che ha risvegliato la mia passione sopita e proibita per l’alpinismo estremo, che ahimè non ho mai provato, e che probabilmente non proverò mai, data la notevole prestanza fisica che richiede.

Rimane però in me il fascino per quel mondo fatto di seracchi, occhialoni fascianti, vette che si stagliano in mezzo alle nubi, senso di quiete, ricerca di sè stessi, sforzo fisico e via dicendo.
E’ intrigante, poco da fare, almeno per me.

C’è un grosso problema però, con cui ogni climber estremo si deve scontrare: la death zone, o “zona della morte”.
E’ un confine immaginario, ma molto concreto in realtà, compreso tra i 7000 e gli 8000 metri di quota, oltre il quale la pressione parziale di ossigeno è talmente scarsa da portare l’essere umano all’ipossia.
Insomma, l’aria è vuota, o quasi, per quanto si respiri non basta mai, e il nostro corpo inizia lentamente a morire per carenza di ossigeno.
E’ un confine che evidentemente non andrebbe superato, o se lo si supera si deve essere coscienti che la morte sarà dietro l’angolo, attendendoci al minimo errore, pronta a ricordarci che con certe cose è bene non giocare troppo.

Vi scrivo tutto ciò perchè sembra che anche lo svapo abbia la sua “death zone”, collocata nel nostro caso tra i 4 e i 4.2 volt.
E’ una cosa che sento dire da un po’, è la risposta al classico quesito:

Scusate, ma fino a quanto posso alzare la potenza sulla mia box?“.

A cui giunge perentoria la replica:

NON PIU’ DI 4 VOLT

I più temerari osano spingere oltre i limiti, alzano di 0,2, e dicono:

Non andare oltre i 4.2 volt, diventa troppo potente e fumi roba tossica

Wow, vapers novelli che vi avventurate nello svapo estremo, siete avvisati!
Se non volete far adirare il Sacro Spirito della vostra Box, restate entro i confini che la fisiologia umana può gestire: QUATTRO VIRGOLA DUE VOLT.

Ok, ma…sarà proprio vero, o è la solita sparata da mondo dell’internet che lascia il tempo che trova?
Cerchiamo di capirci di più.

 

https://svapomateric.files.wordpress.com/2016/02/e33f8-bbc-storyville-2014-k2-the-killer-summit-720p-hdtv-x264-aac-mvgroup-org5b20-50-435d.jpg?w=1080&h=608
Ogni ambito ha le sue soglie da non superare.
Anche noi abbiamo la “death zone”?

 

Come sempre, vi do la risposta “too long didn’t read”, consapevole del fatto che magari vogliate solo sapere se sì o se no.
Lascio poi a voi la scelta di leggere l’eventuale perchè e cercare di capirne di più.

Versione TL;DR:

“E’ possibile svapare oltre i 4.2 volt, perchè NON ESISTE un valore di volt assoluto che sia giusto o sbagliato. Dipende tutto DAL TIPO DI COIL e dal VALORE DI RESISTENZA”

Wow, il Sacro Spirito della Box messo a tacere così?
E il confine dei 4.2 volt oltre i quali mi svapo il veleno e muoio di morte lenta e terribile?

Beh, dico la mia:
questo numerino è frutto forse di due cose:

  • un’eccessiva semplificazione, nel tentativo di trovare un “numero aureo” di volt che vada bene per ogni svapata
  • alcuni studi apparsi alcuni mesi fa in cui si parlava di formaldeide prodotta oltre certi valori di voltaggio.

Dico “forse” perchè non ne ho la certezza, ma non mi stupirei se qualche venditore del settore o qualche youtubber/blogger/facebooker avesse semplificato dicendo:
…nel dubbio, non svapare oltre i 4.2 volt
e da lì poi la voce si fosse diffusa.
So invece per certo che più di un vaper ha letto i famosi studi di cui vi parlerò dopo, in cui si dice qualcosa del genere, ma che vanno letti con attenzione per non prendere cantonate.

Bene, passiamo alla spiegazione per chi ha voglia di leggere.

VOLT, WATT, SUPERFICI E ALTRE AMENITA’

Dunque, di fatto i nostri atom fanno vapore perchè il liquido per ecig va sulla resistenza (trasportato dal cotone, dalla ceramica o dalla mesh), la quale viene scaldata per effetto Joule dalla potenza a cui è sottoposta.
E’ molto banalmente un filo metallico che si scalda perchè ci passa dentro corrente, come succede a tutti i fili in cui passi dentro corrente, tipo nelle stufe, negli accendisigari da macchina, nei forni elettrici, negli asciugacapelli ecc.

Abbiamo quindi DUE parametri importanti, che ogni vaper dovrebbe sempre considerare quando si pone la fatidica domanda da zona della morte:

1) La quantità di superficie della coil, misurata a occhio o espressa in mm² 
2) La potenza con cui “accendiamo” la resistenza

Sono importanti perchè evidentemente più è grande una superficie, più potenza serve per scaldarla adeguatamente, e più potenza diamo, più la superficie si scalda.
Quindi una coil grande richiede più potenza di una coil piccola, e più watt o volt diamo a una coil, più questa si scalda.
Fin qui, direi che sono concetti facili: se ho tanto spazio da scaldare mi serve tanto calore da dare, e più calore do, più scaldo la roba.
Easy, no?

Detto questo, passiamo al discorso dei volt e watt, ovvero il parametro n°2, cioè la potenza, in cui si nasconde, più o meno, la soluzione alla zona della morte.

Come ho già spiegato qui, c’è una relazione tra volt e watt, e più precisamente i watt (cioè la potenza) sono dati dai volt elevati al quadrato DIVISI per il valore di resistenza.

Quindi i watt sono una “conseguenza” dei volt, ed entrambi hanno un senso di esistere nei nostri conti solo se vengono messi in relazione agli ohm della coil, altrimenti sono numeri buttati lì, buoni solo per giocarseli al super enalotto.

Una semplice regolina matematica dice che se devo dividere qualcosa per un certo numero, più è grande quel certo numero, più il risultato della divisione sarà basso.
Lo sanno bene i genitori: se devo dividere lo stipendio su due figli è una cosa, se devo invece dividerlo su cinque figli la situazione si fa più complicata.
Ugualmente sulle nostre coil: più grandi sono GLI OHM, più grandi devono essere I VOLT, per ottenere SEMPRE LA STESSA POTENZA.
Un po’ come dire: più figli ho, più soldi devo guadagnare, se voglio dare ai figli sempre la stessa paghetta.

Insomma, non è che se do 4 volt a tutte le mie coil, che siano da 0.5 ohm o da 2.5 ohm, ottengo sempre lo stesso risultato.
Proprio no.
Otterrò MENO potenza dalle coil che hanno OHM PIU’ ALTI, se tengo sempre uguali i volt.
Potete vederlo anche dalle vostre box: se impostate i fatidici 4 volt, a seconda del valore di coil che avete nell’atom, il numero di watt cambierà.
Eppure son sempre 4 volt.

Ok, quindi ora abbiamo tutti gli ingredienti per la nostra ricetta:

  • La superficie della coil è importante: più è grande, più potenza serve per scaldarla a modo
  • Siccome è la potenza il parametro che ci interessa, ci si deve riferire ai watt.
  • Se si vuole parlare di volt, allora è importante metterli in rapporto agli ohm
  • Più è alto il valore in ohm della coil, più volt serviranno per ottenere LA STESSA POTENZA rispetto a una coil con ohm inferiori.
    Girando il concetto: se do sempre gli stessi volt, all’aumentare del valore in ohm, diminuirà la potenza che ne deriva.

Ok, quindi i volt sono relativi, è bene guardare i watt.
D’accordo…ma esiste un valore di watt che mi faccia entrare nella “zona della morte”?

Ecco, qui la domanda si fa più sfiziosa.
Possiamo dire di sì, per quanto sia un valore piuttosto “sfumato”.
D’altra parte nemmeno dire che l’ipossia scatta tra i 7000 e gli 8000 metri di quota è proprio una delizia di accuratezza.
Evidentemente le zone della morte offrono ampia scelta di misura, siano esse nell’alpinismo o nello svapo

Questo valore viene più o meno quantificato in 0.3 – 0.4 watt/mm².
Ossignur, che è sta nuova unità di misura??
Niente di che: semplicemente è il modo per uniformare e confrontare le diverse potenze applicate a diverse resistenze.
E’ un po’ tipo “l’indice di massa corporea” delle coil.
Solo che anzichè dire se una coil è grassa, magra, sottopeso o normale, possiamo dire se viene “accesa” con potenza adeguata, troppa potenza, troppo poca o “zona della morte”

Si tratta molto semplicemente di calcolare di quanti mm² è la superficie della coil e dividere per questo numero i watt che vorremmo usare.
Troppo scazzo? Beh, sì, può esserlo, ecco perchè Steam Engine ci viene incontro

http://www.steam-engine.org/coil.asp

Nella sezione “coil wrapping” di Steam Engine c’è infatti la voce “heat flux” sulla destra, che ci dice la potenza per mm² che andiamo ad ottenere a seconda dei watt che impostiamo.
La fiammellina si colora sempre più verso il rosso man mano che si esagera.
Oltre un certo livello non diventa ancora più rossa, o nera, bensì rimane stabile.
Potete impostare voi i watt, dopo che ovviamente gli avete dato tutti i parametri della coil che avete fatto o che avete comprato. (operazione più complessa da fare in caso di coil prefabbricate).

Per Steam Engine, un valore di circa 330 – 350 millwatt/mm² (cioè 0.33 – 0.35 watt/mm²) è da “zona rossa”.
Io vi ho parlato di 0.3 – 0.4, tenendomi più largo: bene o male i valori corrispondono.

Man mano che ci si allontana da questi valori, l’esito si fa via via più disastroso.
Un ipotetico valore di 1 watt/mm² è come stare sulla bocca dell’Etna, e causa certamente danni alla coil, al cotone e alla vostra salute.

ESEMPI PRATICI

Tanto per essere pragmatici e concreti, sempre usando Steam Engine per ottenere i risultati, vi faccio alcuni esempi:

  1. Coil fatta con kanthal da 0.6 mm, punta da 3 mm, 10 spire, valore finale 0.7 ohm:
    la “zona della morte” si raggiunge intorno agli 85 watt.
    Oltre questo valore significa che si sta dando troppa potenza alla coil.
    Possono esserci danni al cotone e liberazione di sostanze tossiche.
    Applicando la regola dei 4.2 volt, otterremmo una potenza di 25 watt, insufficiente ad accendere correttamente la coil.
    La fiammellina di Steam Engine è addirittura azzurra, non arriva nemmeno al verde…altro che rosso.
    La regola dei 4.2 volt è dunque falsa, in questo caso, perchè corrisponde a una potenza ridicola per questo tipo di coil.
    A conti fatti, usando la legge di Ohm, servono 7.71 volt per sforare, e non 4.2.
  2. Coil fatta con kanthal da 0.25 mm, punta da 2.5 mm, 7 spire, valore finale 2.1 ohm:
    la death zone si raggiunge a circa 18 watt, corrispondenti a 6.15 volt circa.
    Di nuovo, la regola dei 4.2 volt è falsa anche in questo caso.
  3. Coil fatta con kanthal 0.4 mm, punta da 2.5 mm, 5 spire, valore finale 0.7 ohm:
    la zona rossa è a circa 26 watt.
    Corrispondono a 4.26 volt.
    Qui la regola dei 4.2 volt funziona, ma solo in questo caso.

Faccio notare inoltre un’altra cosa interessante: l’esempio n°1 e l’esempio n°3 forniscono uguale valore di ohm, cioè 0.7.
Eppure nel primo caso possiamo arrivare a 85 watt, nel secondo caso solo 26 watt.
Cosa ci dice tutto ciò?
Semplicemente che il valore in ohm non mi dice molto riguardo alla potenza che posso dare a quella coil, perchè come abbiamo visto non sono gli ohm a essere risolutivi, ma la quantità di superficie.

Ecco perchè non ha alcun senso cercare di “abbassare gli ohm” facendo meno spire, nella speranza che questo ci permetta di alzare la potenza.
C’è infatti in giro la SBAGLIATISSIMA convinzione che “se abbasso gli ohm e vado in subohm posso alzare la potenza”.
NO. ERRORE.
E’ aumentando il diametro del filo, e quindi aumentando la superficie, che si può alzare la potenza.
Come effetto collaterale, un filo grosso è anche MENO resistivo e dunque ti si abbassano gli ohm, ma è conseguenza, NON obiettivo.
L’obiettivo è la superficie.

E LA SCIENZA CHE DICE?

Rimane però il problema che tra il 2014 e il 2015 sono usciti almeno due studi in cui si diceva chiaramente che i voltaggi oltre i quali ci si svapa la formaldeide, l’acroleina e tutto il peggio sono sopra i 4 volt.

Il primo studio è questo: http://ntr.oxfordjournals.org/content/early/2014/05/14/ntr.ntu078.full

Il secondo studio (che in realtà è una lettera) è questo: http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMc1413069?query=featured_home&;

A una prima lettura, sembra che effettivamente oltre i 4 volt la concentrazione di composti tossici si alzi a dismisura, superando addirittura le sigarette.

Se però andiamo a vedere i materiali e metodi, e ragioniamo da vapers anzichè da ricercatori chiaramente estranei al settore, ci accorgiamo che l’hardware usato è qualcosa di assimilabile ai CE4, atomizzatori top coil (quindi con resistenza in alto) che hanno un po’ fatto la storia dello svapo, ma che oltre a non avere un efficace sistema di assorbimento del liquido, erano pensati per un utilizzo su batterie eGo, che erogavano più o meno 3.7 volt, mediamente destinati sempre ad abbassarsi durante l’uso.

Ecco quindi dove sta l’errore: i ricercatori che hanno fatto questi esperimenti hanno preso un CE4 o simile atomizzatore e l’hanno sparato fino a 4.8 volt, per giunta SENZA capovolgerlo ogni tot per migliorarne l’alimentazione, come invece era buona norma fare.

Chi svapava ai tempi se lo ricorda, e anzi, la Kanger introdusse i suoi bottom coil, ovvero atomizzatori con la resistenza in basso, proprio per garantire un’irrorazione costante di liquido e scongiurare per quanto possibile il rischio di strinate, ovvero di svapo in secca, che è proprio il momento in cui si entra nella “zona della morte” e c’è la possibilità di sviluppare acroleina, formaldeide ecc.

A parte il discorso irrorazione, c’è il problema fondamentale della potenza sviluppata: 4 volt o più sono troppi, troppissimi, decisamente eccessivi per un CE4.
4 volt ancora ancora si possono tentare, e già lì lo svapo diventa sgradevole, ma oltre significa veramente farsi del male.
Alla fine si è scoperto che l’atom in questione era da 2.1 ohm, mandato a circa 12 watt.
Follia, per un atom che lavora intorno ai 6-8 watt.
Della serie: esperimento fatto con un atomizzatore di vecchia concezione, usato male e sparato a potenze disumane, palesemente sopra i valori di watt/mm² che può sopportare.

La controprova è presto arrivata dal dottor Farsalinos, che ha effettuato uno studio usando due Kayfun Lite Plus correttamente settati, i cui risultati sono visibili qui:
http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/add.12942/full

Le conclusioni sono state che in caso di corretto setup, la produzione di composti tossici è ridottissima, mentre in caso di potenza eccessiva si ha la produzione di composti tossici, ma i vapers se ne accorgono subito, scongiurando il pericolo di intossicazione, proprio a causa del saporaccio che ogni vaper conosce, e che va sotto il nome di “steccata”, “strinata” e via dicendo.

Aggiungo poi, a titolo di osservazione personale, che al giorno d’oggi, grazie alla funzione di Controllo Temperatura (noto come TC) questo rischio è ulteriormente ridotto.

Ha quindi senso dire che “se svapi oltre i 4 – 4.2 volt è pericoloso”?
Beh, no, non ha senso.
Abbiamo infatti visto che:

  1. La misura più utile è in watt, anzichè in volt, e in particolare in watt/mm²
  2. Non esiste un valore univoco, perchè dipende dalla superficie della coil
  3. Le uniche fonti “attendibili” si sono basate su esperimenti condotti male
  4. Se anche si dovesse alzare troppo la potenza, ce ne si accorge subito

Bene, penso che il discorso sia perlopiù completo.
Ci tenevo a farlo perchè regolare correttamente la potenza di svapo è un aspetto importante della svapata stessa.
Abbiamo visto che una potenza troppo alta porta a uno svapo sgradevole, disgustoso e irritante.
Una brutta roba, che per fortuna è rilevabilissima già dall’utente.

Anche una potenza troppo bassa ha però i suoi svantaggi, fortunatamente non impattanti sulla salute, bensì sulla soddisfazione del vaper, che magari si scoccia e torna alle sigarette (e quelle sì che hanno un impatto sulla salute).
Una coil sottopotenziata è infatti una coil che si ingorga di liquido, che magari inizia a perdere dal foro dell’aria, che gorgoglia, fa poco vapore e dà poca soddisfazione.
La chiameremo “zona del sonno”

Usare la soglia dei 4 volt come “valore universale di utilizzo” rischia dunque di dare una falsa sicurezza se per caso quei 4 volt risultano eccessivi per la resistenza che abbiamo montato, e viceversa può essere causa di svapate fiacche e povere se invece la coil che stiamo usando necessita di tensioni ben più alte.

Dunque come fare a decidere il valore ideale?

Beh, se si rigenera c’è appunto Steam Engine che ci viene incontro, in caso di smarrimento completo.
Se non lo si vuole usare, esiste sempre l’approccio “ad occhio”: una volta messo il cotone e bagnata la coil, si parte da un valore di watt ragionevolmente sicuro (diciamo 10 watt) e si prova ad attivare.
Se la coil “frigge” subito è ok, se invece non accade niente e inizia a vaporizzare dopo tot secondi, allora è sottopotenziata.
Più secondi servono a farla partire, più siamo lontani dalle potenze ideali.
E’ quindi il caso di incrementare, a salti di 3-5 watt per volta.
Sia chiaro, è un metodo molto spannometrico, e meno watt si usano per incrementare, più siamo sicuri di non fare cacchiate, ma il senso è “se funziona ok, se non va devi alzare, andandoci cauto”.

Con l’esperienza poi ci si fa l’occhio e si capiscono gli intervalli: con filo da 0.2 difficilmente si fanno coil che possano superare i 12-14 watt, con lo 0.25-0.32 si può arrivare a 18 watt, con lo 0.4 siamo intorno ai 20-30 watt a seconda, con lo 0.5 si può arrivare a 40-50, con lo 0.6 si va su potenze notevoli, diciamo dai 40-50 in su…

Non prendetela come regola assoluta o dimostrata, ma è per farvi capire che nella mia testa, guardando una coil e vedendo più o meno quanto grosso è il filo e quanto lungo è il segmento utilizzato, riesco a farmi grossomodo un’idea delle potenze su cui lavorerà.
Poi, la prova “a bocca” mi fa correggere il tiro.

Se invece usiamo testine preconfezionate, grazie al cielo i produttori ultimamente forniscono le potenze di utilizzo, spesse volte scritte sulla scatola e addirittura incise a laser sul metallo della testina stessa: basta leggere e ci si fa un’idea.

Ah, importante: occhio che la potenza va di pari passo con il flusso di aria, quindi anche una potenza formalmente giusta, con un flusso d’aria strozzato (magari perchè ci piace il “tiro chiuso”) può originare una cattiva svapata.
Più la potenza è alta, più è consigliabile aprire bene l’aria, per raffreddare la coil.

Sperando di esservi stato d’aiuto, vi auguro una buona serata, e vi lascio con un video che personalmente trovo abbia dell’affascinante.
Perchè in effetti la nostra “zona della morte” è oscena, sgradevole e tossica, mentre altre “zone della morte” rimangono pericolose, ma sono incredibilmente più belle.

Un saluto,

Mat